L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro

Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 4

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Il lavoro è un diritto-dovere di ogni cittadino.

Dovrebbe essere il diritto materiale alla sussistenza, ciò che permette, attraverso un equo compenso, di supplire ai bisogni primari dell’uomo. Il diritto all’autonomia e all’indipendenza, il mezzo per raggiungere una libertà che non sia solo economica ma anche personale. Perché è la condizione psicologica che contribuisce alla formazione di un’identità personale e sociale. La personalità dell’essere umano si crea, si trasforma e a volte, purtroppo, si distrugge anche attraverso il lavoro.

Dovrebbe essere il dovere del cittadino di contribuire allo sviluppo materiale e sociale del proprio territorio, non un’istanza egoistica ma un gesto d’altruismo verso l’altro e verso la società tutta.

Ma il lavoro oggi sta diventando per molti un mezzo di sopravvivenza, per alcuni una fonte di illimitato arricchimento e per i giovani un miraggio. I toni apocalittici trovano riscontro nei dati oggettivi e non manipolabili: 8,9% l’attuale tasso di disoccupazione in Italia (mai così alto dal 2004), 31% i giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni, di cui il 39% sono donne residenti nel Mezzogiorno. Tradotto in numeri 2.243 milioni di persone senza lavoro, 221 mila in più rispetto al 2010. A fare da contraltare le ingenti cifre degli stipendi di politici, manager e personalità dello star system.

Insomma c’è chi fatica ad arrivare alla fine del mese, anche svolgendo due o più lavori contemporaneamente, e chi non lavorando riesce a campare intere generazioni. Ma la nostra intenzione non è puntare il dito contro i supersalari e le superpensioni, sarebbe troppo semplicistico, ciò a cui miriamo è porre l’accento sull’urgenza di una rivalutazione del lavoro in termini morali ed etici prima di tutto. Occorrono importanti riforme strutturali che ripristinino la funzione nobilitante del lavoro per l’uomo, il lavoro deve tornare ad essere un diritto accessibile a tutti.

E per affrontare l’argomento con concretezza in questo numero analizzeremo il lavoro dal duplice punto di vista teorico-storico e politico-pratico, con particolare riguardo alle trasformazioni del lavoro femminile. Vi forniremo le cifre che delineano lo stato occupazionale nel nostro paese e le politiche di welfare in Italia, in Europa e nel continente asiatico, ma parleremo anche del concetto di lavoro nell’arte, nella scienza e nella religione. E infine come sempre, vi porteremo delle testimonianze, storie di donne e uomini che quotidianamente si destreggiano nel mercato del lavoro tra contratti e contrattini, pensioni, licenziamenti e cassa integrazione.

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