Donne vittime della trappola di genere
“Finché alle donne saranno negati i diritti umani in
qualunque angolo del mondo, non potranno esserci
né giustizia né pace.”
Il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi e la Segretaria generale di
Amnesty International Irene Khan, marzo 2007
Violenza di genere. Femminicidio. Stupro. Matrimonio coatto. Aborti forzati. Mutilazioni genitali. Stalking. Incesto. Abusi sessuali. Delitti d’nore. Uxoricidi. Ricatti sessuali. Stupri correttivi. Schiavitù sessuale. Prostituzione. Si possono usare mille sinonimi diversi, ma la brutalità e la crudeltà della violenza non cambia.
La violenza sulle donne non ha tempo né confini. È una piaga che non tralascia nessuna nazione o paese, sia esso industrializzato o in via di sviluppo. Non conosce differenze sociale, culturali. È endemica e non risparmia nessun luogo e nessun tempo. Ipazia, una brillante e promettente scienziata della scuola di Alessandria d’Egitto, vissuta nel IV secolo dopo Cristo, è stata trucidata perché scienziata e donna. Quando le donne non si limitano ad abitare il loro corpo, ma agiscono e lo muovono in coerenza con lo spirito, si sprigiona un potere che risulta insopportabile per gli uomini di tutti i tempi.
Siamo nel 2011 e le cose non cambiano, anzi, forse stanno peggiorando giorno dopo giorno. Le donne vivono in una situazione di costante pericolo, sia fuori che dentro casa. Sono costantemente considerate come il sesso debole, ma questa etichetta è solo un modo per nascondere l’incapacità dell’uomo di accettare le donne come loro pari.
È una trappola di genere quella in cui si ritrovano rinchiuse le madri, le figlie, le mogli e le fidanzate di tutto il mondo. Manca la libertà di poter essere donna in questo tempo così maschilista. Vengono violati diritti fondamentali, che prima di essere legati alla sfera femminile, sono umani. La donna nel XXI secolo non può studiare, lavorare, scegliere chi sposare, vivere una sessualità libera da ogni tipo di discriminazione e violenza, scegliere quando avere un figlio, portare a termine la gravidanza, esprimere un parere contrario alla religione o alla tradizione, passeggiare, indossare una minigonna, essere bambina, giocare, curarsi, divorziare.
La donna non è totalmente libera in nessuno Stato, e forse sono proprio i paesi più industrializzati e più democratici quelli meno attenti ai bisogni e alla sicurezza della loro componente femminile. La violenza si manifesta in ogni ambito della vita familiare e lavorativa delle donne.
Si tratta di un fenomeno che si conferma in costante crescita e che raggiunge dimensioni preoccupanti. Secondo i dati ISTAT nel 2010 le donne uccise per mano di uomini (mariti, ex compagni/fidanzati, parenti o sconosciuti) sono 127, 8 in più rispetto all’anno precedente, 15 in più che nel 2008.
È sempre l’esercizio estremo del potere di controllo che l’uomo pretende di esercitare sul corpo della donna, che lo induce a uccidere. Questo è il comune denominatore di ogni violenza, in ogni angolo del mondo.
Purtroppo questo tema rimane avvolto dal silenzio e le urla delle donne che si ribellano agli abusi restano chiuse tra le mura.
Last night I heard the screaming
Loud voices behind the wall
Another sleepless night for me
It won’t do no good to call
The police
Always come late hey
If they come at all
(Tracy Chapman – Behind the wall)



