Shootin’ stars: avanguardia musicale al femminile

Foto di Federico Ciamei

Le Shootin’ stars sono un trio di polistrumentiste romane composto da Francesca Bottaro: batteria, sassofono contralto, clarinetto, piano, cori, glockenspiel; Giulia Bottaro: basso, flauto traverso, voce, piano, metronomo e Francesca Cricco: voce, chitarre, glockenspiel. Questa formazione al femminile definisce il proprio genere come avant-garde o dream rock, ma è difficile dare una collocazione calzante alla loro musica. La loro ricerca è improntata infatti ad un forte sperimentalismo sonoro, che le porta ad attraversare molteplici territori musicali, dalla darkwave al dream pop, passando per l’alternative rock ed il blues. Il risultato è un tuffo carpiato dentro atmosfere oniriche e visionarie, accarezzate dalle loro voci sussurrate e fantasmatiche. Il tutto giocato sul movimento degli strumenti a fiato, che contribuiscono a creare un’onda sonora lieve ed allo stesso tempo potente. La loro cifra stilistica predominante è l’ossimoro, nei loro brani infatti luci ed ombre si rincorrono e si fondono, delineando un panorama complesso e plurale, come dimostra il loro album d’esordio, In the morning – in the dark, che già dal titolo suggerisce questa duplice dimensione d’ascolto.

Come è iniziato il vostro percorso musicale insieme?

In realtà il nostro percorso musicale è nato a teatro, nel 2003. E’ in un laboratorio teatrale che ci siamo conosciute e, oltre a recitare nella stessa compagnia, abbiamo cominciato a parlare di musica. Il passo verso il suonare insieme è stato breve e da subito abbiamo capito che sentivamo tutte l’esigenza di suonare qualcosa di nostro. Il fatto che le prime cover fossero in realtà tutte rimaneggiate, quasi stravolte negli arrangiamenti, era forse indice di questa esigenza, del bisogno di sporcarci le mani con un’idea di musica il più possibile originale. Abbiamo intrapreso così un viaggio alla ricerca di un nostro sound, un viaggio che non finisce mai perché si cresce e si cambia. La nostra fortuna è quella di essere riuscite a rimanere sempre unite come gruppo e come amiche, facendo tesoro di tutte le esperienze vissute assieme, assecondando il naturale evolversi della nostra musica e dimostrando l’una nei confronti dell’altra rispetto e sincerità. Verrebbe da dire un percorso all together!

Quali sono i vostri generi musicali di riferimento e quali artisti hanno contaminato il vostro sound?

Certamente c’è l’oceano musicale pop-rock della incredibile e multiforme produzione dei Beatles, il dream pop di P.J.Harvey, il dark wave dei Tuxedomoon, di Bowie, dei Cure, lo sperimentalismo elettronico di Laurie Anderson e Brian Eno. E tutta quella musica che riesce ad emozionare con semplicità e intensità, senza inutili formalismi né spietata banalità.

Nei vostri spettacoli spesso la musica è accompagnata dal gesto, dall’immagine, perché la scelta di curare l’aspetto ‘totale’ delle vostre performance?

Il live è una dimensione che ci ha sempre affascinate e nella quale ci sentiamo a nostro agio. Il teatro, la letteratura, i video sono tutti strumenti che usiamo per poter dare allo spettatore diverse chiavi di lettura dei nostri brani, nel tentativo di avvolgere il pubblico e trasportarlo nel nostro mondo sonoro. Tutti questi elementi sono però degli spunti, delle suggestioni, che ognuno può leggere alla propria maniera e caricare di un significato proprio. Non ci piace dare risposte, preferiamo suggerire domande; e le immagini, i testi recitati, il gesto teatrale, i costumi ci permettono di dire la nostra lasciando spazio alla libertà di interpretazione di ciascuno.

In questo senso anche nei vostri testi si trovano riferimenti letterari ed in generale i vostri spettacoli tendono al citazionismo artistico, come nasce questo connubio?

Crediamo nasca da un’esigenza artistica profonda e culturale. La cultura non è divisione in settori, ma connubio, mescolanza, unione ed armonia. Il nostro paese ha un gran bisogno di cultura in questo momento. Sicuramente il nostro essere cresciute studiando teatro, musica e letteratura ha reso inscindibili questi aspetti della vita e nei nostri testi vogliamo continuare a dar voce a tutte quelle grandi o piccole opere letterarie che ci hanno formate, dagli scritti della Woolf a Yeats, da Shakespeare ai racconti per l’infanzia, dai testi più antichi a quelli delle scrittrici contemporanee indiane, spagnole, inglesi e così via.

Il mondo della musica è stato per lungo tempo prettamente maschile, come vi siete trovate a lavorare in questo ambiente e quali ostacoli avete affrontato?

Gli ostacoli non mancano mai, ma le donne nascono con questa profonda consapevolezza e non saremo certo noi a farci scoraggiare. Bisogna essere sempre molto sicure e preparate e riscoprire anche tutti quei talenti femminili messi a volte un po’ in ombra dai classici maschili.

L’accoglienza all’estero è stata diversa da quella del pubblico nostrano? Raccontateci la vostra esperienza.

Foto di Federico Ciamei

In Italia come all’estero c’è sempre chi ha fame di originalità e la nostra musica, per chi sa ascoltarla, può offrire un piccolo saporito spuntino, ma dobbiamo ammettere che nella nostra esperienza londinese abbiamo trovato un pubblico molto attento e con una decisa autonomia di giudizio.

Il vostro album d’esordio In the morning – in the dark già dal titolo mostra un bipolarismo artistico che ritroviamo nelle atmosfere, perché questa scelta duplice?

La musica è l’esempio massimo dell’armonizzazione dell’alto e del basso, del buio e della luce. In realtà il passaggio tra Morning e Dark è fluido, privo di dolore, dato dalle canzoni in the morning-l’acquario e magpies-in the dark, unite dal sottofondo elettronico e dal chiasmo dei titoli. Ciò che vogliamo trasmettere è l’armonia data dall’accordo delle disarmonie, la concordia discors, un concetto rinascimentale da rivalutare e da prendere a modello di vita, oltre che di musica.

Come è stata l’esperienza di autoproduzione del vostro album?

Molto positiva. Siamo riuscite a far suonare il nostro album come volevamo, a darci l’immagine che avevamo scelto, senza costrizioni, anche grazie al supporto costante del co-produttore Roberto Cola. L’autoproduzione dà grandi soddisfazioni, soprattutto se si riescono ad ottenere risultati pari a quelli di band sostenute da alcune etichette. Ormai si stanno sfatando certi miti e molte radio importanti in Italia e all’estero passano le nostre canzoni accanto ad artisti di grandi label, senza discriminazione alcuna, grazie a chi ascolta la musica per quello che è.

Con quali artisti vi piacerebbe collaborare?

Ancora prima delle collaborazioni con i grandi nomi ci piace che intorno al nostro trio si stia formando una rete di scambio e di cooperazione tra musicisti, videoartisti, attori, grafici, illustratori, registi, scrittori, danzatori, scenografi, un ecosistema astratto e prezioso che stiamo cercando di creare e preservare e che al più presto vorremmo presentare in un video progetto.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Suonare è sempre il primo progetto, stiamo già lavorando a dei nuovi brani, divertendoci a scoprire quali creature ancora prenderanno forma. Quello dei video è un secondo aspetto a cui ci piace dedicarci. Abbiamo cominciato a esplorare questo universo, in trio o con alcuni nostri amici e collaboratori, Fabio Santomauro in primis.

Forbici, vettori, fili e pantoni, mentre scriviamo, sono già all’opera nella creazione delle prossime sorprese per i nostri fan più… fashion victim! Ma non possiamo anticiparvi tutti gli ingredienti che bollono in pentola; perciò seguiteci sulla nostra fan page di facebook shootin’ stars.

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