Una storia drammatica che ripercorre il filo della vita di tante donne. Questo film è dedicato al delicato argomento dell’aborto nella Romania degli anni 80. E’ il primo di una serie di film chiamata “Racconti dell’età dell’oro” che racconta la Romania Comunista a partire dal basso, facendoci camminare tra le strade e respirare i profumi delle case proprio come se fossimo lì a viverli con i protagonisti.
Vincitore della Palma d’oro nel 2007 a Cannes “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni” racconta la storia di due giovani donne : Otilia e Gabita. Gabita è rimasta incinta da ormai diversi mesi e non vuole tenere il bambino dunque decide d’interrompere la gravidanza. Ma non è così facile, in quegli anni in Romania è proibito abortire e quindi di fronte a Otilia e Gabita si profila la lunga e tortuosa strada dell’illegalità.
Il regista Cristian Mungiu con ogni piccolo dettaglio mette l’accento sulla povertà e lo squallore che le due ragazze devono affrontare. Tutto avviene in un sudicio hotel, dove potrebbe verificarsi il peggio per Gabita. Un ritmo lento ma una storia veramente avvicente, dove la realtà della vita è dipinta in modo cruento.
Vi sono diversi aspetti contrastanti in questo film : la negligenza e la lussuria del medico sono messe in opposizione all’amicizia e la solidarietà che lega queste due ragazze; la tensione e il terrore nel momento più drammatico dell’aborto è coperto da un velo di calma ovattata e d’impazienza. Anche il rapporto tra le due ragazze fa emergere due caratteri contrapposti. Otilia molto forte e determinata, Gabita spaventata ,spesso anche distratta, a tratti immatura.
Le riprese in apparenza distratte vogliono dipingere al meglio un quadro realistico come se lo spettatore potesse vedere con i suoi occhi da vicino tutto questo disordine esistenziale. Rappresentativo è il momento in cui Otilia si sbarazza del piccolo corpo. Scena interamente girata al buio, in cui l’unica immagine è data dal forte respiro di questa giovane donna, costretta a rischiare la sua incolumità a causa di una società retrograda.
Per tutta la durata del film, sembra più Otilia a soffrire per quest’aborto piuttosto che Gabita che pare più orientata a raggiungere il suo scopo senza mai veramente interrogarsi, forse per incoscienza, sul vero significato del gesto che sta compiendo. Otilia pare più scossa, al punto tale che discute anche col suo ragazzo di questa tematica e dei rischi che corre tutte le volte che hanno dei rapporti.
L’abbandono e la desolazione del posto sono il giusto scenario, per rendere esplicita la situazione che dovevano affrontare le donne in quel tempo, già giudicate da una società bigotta e per di più senza diritti. La libera scelta è sempre la strada migliore, il proibizionismo non porta nient’altro che guai e nutre i giri più loschi e malavitosi del genere umano.



