L’associazionismo delle donne egiziane: quando l’unione fa la forza

downloadL’unione fa la forza, soprattutto quando l’unione è al femminile. L’associazionismo è soprattutto un “riconoscersi”: riconoscersi nell’altro, in una causa comune, sostituire l’io al noi e il beneficio comune al beneficio plurale. L’associazionismo esprime esigenze e intransigenze, è capace di dare forma alla politica e di stimolare il dibattito.

Con una propria personalissima storia, l’associazionismo delle donne egiziane è stato influenzato, nel corso del tempo dalle dinamiche nazionali ed internazionali, ha attraversato fasi contrapposte, ma rappresenta ancora oggi un importante strumento di auto riconoscimento e un mezzo per capire le dinamiche della società, le sue derive, le sue energie interne e i possibili scenari futuri.

L’Egitto pullula di associazioni “al femminile”, impegnate nelle cause più disparate, ma focalizzate soprattutto per il cosiddetto “empowerment” delle donne. Moltissime sono le associazioni che si occupano di ridurre l’analfabetismo o di aiutare l’accesso delle donne al mercato del lavoro. Negli ultimi anni, inoltre, si sono moltiplicate le associazioni che si occupano di violenza sulle donne, sia per strada che nel contesto famigliare.

Ad ONG strutturate, si affiancano gruppi informali di donne, spesso, ma non necessariamente provenienti da contesti medio borghesi e con studi universitari alle spalle, mosse da problematiche comuni ed impellenti.

Allo stesso modo, sono sempre più numerose le associazioni stampo islamico, che si fanno promotrici di un cambiamento che rispetti e l’Islam e lo renda il ponte attraverso il quale rinnovare le necessità delle donne egiziane. Con diverse posizioni, punti di vista, approcci all’Islam e alla politiche, tanto quanto le NGO e le associazioni laiche, questi movimenti creano e danno forma alla dialettica politica della società civile egiziana.

Le azioni sono diverse e concentrate soprattutto nelle zone rurali: non solo campagne di sensibilizzazione, ma anche workshops, conferenze, ateliers, creazione di toolkit e di programmi specifici.

In un contesto del genere, spesso l’attivismo politico e quello sociale si mescolano, ma di certo, l’assenza di veri e propri attori istituzionali ai quali rivolgere attività di lobby riduce i risultati delle azioni di queste associazioni. L’ambiguità del governo, la mancanza di fondi e l’assenza di una vera e propria rete strutturata di associazioni al femminile, rende spesso l’associazionismo un costante tentativo di sopravvivenza, portato avanti dribblando leggi controverse.

Così come dice Al-Ali, il dibattito contro le mutilazioni genitali, la violenza contro le donne e la politica matrimoniale, mettono in luce il fatto che l’attivismo femminile non ha come oggetto solo “i diritti delle donne”, ma anche una battaglia contro le istituzioni politiche e le istanze religioso-conservative e lo stato che subisce pressione sia da parte della comunità internazionale, che da parte dei gruppi islamisti.

Nel 2016, in particolare, le associazioni hanno dovuto fronteggiare un disegno di legge altamente restrittivo che impone la supervisione del finanziamento delle associazioni da parte di rappresentanti dei Ministeri dell’interno, della giustizia e della difesa, oltreché dei servizi segreti.

Riconoscersi nelle cause, nelle condizioni dell’altra e ritrovarsi nelle battaglie portate Avanti da una specifica organizzazione è il primo passo per la presa di coscienza collettiva. “Riconoscendosi” ci si sente più forti, “riconoscendosi” si acquista la coscienza di un sé che è parte di un noi.

Scrive Nadje S Al-AliBy looking at the broader picture and also considering feminist activism in other parts of the region, it becomes evident that women’s movements in the Middle East are potential agents of democratization processes, yet they are extremely constrained by prevailing social and political structures, lack of clear institutional targets and ambiguous state policies.” (Women’s Movements in the Middle East: Case Studies of Egypt and Turkey, Nadje S. Al-Ali).

di Maria Laura Romani

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *