Lila Abu-Lughod: l’antropolgia contro la stereotipizzazione

lila_abu_lughodL’antropologia di Lila Abu- Lughod, studiosa americana di origine palestinese, è estremamente interessante perché ci fornisce un’importante chiave di lettura sul mondo femminile. Come la studiosa ha più volte ricordato in diverse interviste, il suo interesse è stato (anche) abbattere lo stereotipo e per mostrare gli intricati legami di ogni società. Il suo sguardo, rintracciato attraverso alcuni suoi lavori, può aiutarci a coltivare quel senso critico che ci dovrebbe guidare alle domande e alla ricerca personale delle risposte.

Lila Abu- Lughod ha studiato sul campo, dal 1978 al 1980, la tribù degli Awlad Ali, beduini del deserto egiziano. Nel libro “Veiled sentiments: honour and poetry in a bedouin society” ( in italiano: Sentimenti velati) ha raccolto le sue note di campo ed ha dato vita ad un lavoro etnografico che descrive le donne della tribù e la loro quotidianità. Il ritratto che ne esce è estremamente potente: seppure il contesto ci appare lontano e ci invita a far uso della nostra immaginazione, ci si trova ben presto ad indagare un mondo di sentimenti che poi tanto lontano non è.

Dice Lila in un’intervista – “Bedouin woman” is not a “figure” for me. Instead, they are living women in a small Bedouin community in Egypt that I have had the privilege to get to know. They let me share in their lives and families. They recited poetry, they told stories, they talked to each other, they let me tag along to weddings and funerals, they confided in me, and they fed me. I watched their daughters grow up. I learned something about their relations with husbands, brothers, mothers-in-law, co-wives, daughters, and neighbors. – (Postcolonial Text, Vol 7, No 1, 2012).

9788895364070-us-1Nella prima parte del libro, l’antropologa analizza l’onore, un tema centrale nella comunità degli Awlad Ali. L’ossessione per l’onore, esplicitata differentemente da maschi e femmine, coincide con una serie di rigide regole comportamentali.

Nella seconda parte del libro, l’autrice tratta il tema della poesia, il mezzo attraverso cui le donne parlano dei loro sentimenti, anche di quelli non permessi. Il ruolo catartico ed empatico della poesia è un collante potentissimo all’interno della tribù e ne mantiene i rapporti gerarchici che la contraddistinguono. La poesia diventa espressione di una condizione che non è possibile in altro modo esplicitare e fa parte di una tradizione orale che si tramanda tra le donne di generazione in generazione.

Quel che nel suo lavoro Lila Abu- Lughod tenta di fare è uscire dalle stereotipizzazioni della donna beduina: il suo intento, così come lei stessa racconta in un’intervista, è dare personalità a quelle donne delle quali sta raccontando la vita. Ecco, perché “Sentimenti velati dovrebbe essere letto anche nell’ottica del suo secondo libro “Writing women’s world”, dove l’autrice cerca di mostrare come le categorie “oppressione”, “poligamia”,”patriarcato”, “sistema morale” non rendono giustizia alle descrizioni delle vite di donne, di qualsiasi paese esse siano.

Uscire dalla stereotipizzazione è tutt’altro che facile e controtendenza rispetto all’isterico tentativo di classificare qualcosa e qualcuno secondo le nostre categorie, quelle che ci vengono imposte o che crediamo essere le sole esistenti.

Nel 2002, la sua lezione dal titolo “Do Muslim Women Really Need Saving?” ha espresso un nuovo modo di guardare quel sentimento di liberazione del genere femminile che molti hanno pensato di poter esportare e del quale si sono fatti paladini. La lezione è da leggere e rileggere anche oggi, così come “Sentimenti velati”, una descrizione del mondo che cambia e che ha come protagoniste e artefici delle proprie vite le donne.

di Maria Laura Romani

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