I Mosuo: una società che rispetta le donne e onora le madri

ph-stefania-renda_festa-della-dea-gamu-yongning-2015-1Nelle Province cinesi del Sichuan e dello Yunnan, tra le colline verdeggianti e intorno alle splendide acque del lago Lugu, vivono i Mosuo, una minoranza etnica cinese non formalmente riconosciuta dal Governo di Pechino. I Mosuo dello Yunnan infatti, sono classificati come ramo della minoranza Naxi, quelli che vivono nel Sichuan invece, come ramo della minoranza Mongola.

I Mosuo sono circa 40.000 e la “particolarità” che ha attratto sin dai tempi remoti tanti studiosi e ricercatori è il loro sistema familiare di tipo matriarcale. Secondo la filosofa tedesca Heide Goettner-Abendroth, le condizioni necessarie per parlare di matriarcato sono date da diversi fattori, quali: la centralità delle madri/donne nella società in campo economico, oltre che nella trasmissione della discendenza, che emergono in un contesto di uguaglianza di genere.

Le condizioni descritte da Goettner- Abendroth sono ben visibili nella società dei Mosuo, fondata sui valori del rispetto e della cura, in cui tutti i discendenti in linea materna generalmente vivono sotto lo stesso tetto. Presso i Mosuo i beni vengono amministrati da una donna saggia, la dabu, cuore pulsante di ogni famiglia, la cui opinione viene tenuta in gran considerazione sia nell’ambito familiare che nel villaggio. Le decisioni però, sia a livello domestico che collettivo vengono prese attraverso la cosiddetta “pratica del consenso”: si discute fino a quando tutte le parti interessate converranno ad una decisione comune. La figura della matriarca Mosuo quindi, non deve essere considerata come l’equivalente del “pater familias”.

Tradizionalmente i Mosuo non si sposano e le loro relazioni amorose, denominate sese (letteralmente “andare avanti e indietro”; zouhun, “matrimonio itinerante” in lingua cinese), sono basate su due tipi di unione: nana sese, le relazioni non ufficiali e di tipo “occasionale”, e tisese, le relazioni ufficiali e stabili. L’uomo va a trovare la sua amata nella casa materna, ma i due non convivono, né condividono proprietà. Se da queste unioni nascono dei figli appartengono al clan materno e, anche se il padre biologico può vederli e passare del tempo con loro, non ha responsabilità economiche ed educative nei loro confronti, che spettano invece allo zio materno, il quale ricopre il ruolo di padre sociale. Non solo quindi tuti gli uomini possono essere padri, ma anche le donne possono essere “madri sociali” dei figli delle loro sorelle e cugine pur non avendo partorito.

Sebbene oggi alcune donne Mosuo decidano di coabitare nella casa materna insieme al partner, o di sposarsi vivendo in famiglie nucleari, un aspetto tradizionale della loro cultura, che invece sembra rimanere immutato nel tempo, è il rito di passaggio all’età adulta (“cerimonie della gonna e dei pantaloni”) che avviene intorno ai 13 anni. Dopo il rito i giovani e le giovani Mosuo vengono coinvolti nelle decisioni importanti della famiglia e del villaggio, e alle ragazzine viene data una camera personale, nella quale potranno accogliere il proprio partner se, e quando, lo riterranno opportuno.

Il sistema di credenze nativo, chiamato dabaismo, è basato sul culto delle antenate e degli antenati, e degli spiriti che abitano la Natura, percepita come principio femminile e materno. Non a caso infatti, la divinità protettrice dei Mosuo è Gamu, la dea della montagna. Oltre al culto nativo, i Mosuo praticano anche il buddhismo tibetano sin dall’ epoca Yuan (1271-1368).

A partire dagli anni ’90, in linea con le politiche governative cinesi, anche le zone del lago Lugu abitate dai Mosuo sono state interessate dal fenomeno turistico, e questo sta contribuendo a cambiare in modo repentino non solo l’aspetto dei villaggi che sorgono in riva al lago, ma anche alcuni modi di vivere locali. Ci sono degli elementi culturali tradizionali che stanno cambiando, altri che vengono riadattati e altri ancora che sembrano resistere. Ogni cultura e società cambia nel tempo e i Mosuo, lungi dall’essere considerati un “fossile vivente”, vivono nel nostro tempo.

di Stefania Renda

Stefania Renda, di origini siciliane, curiosa, viaggiatrice per passione. Laureata in lingua e cultura cinese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, durante la specializzazione in antropologia ed etnologia nello stesso ateneo, inizia a studiare con passione la minoranza etnica cinese dei Mosuo. Dal 2014 comincia i suoi primi viaggi di ricerca sul campo in alcuni villaggi Mosuo, durante i quali, vivendo a stretto contatto con i locali, approfondisce il tema dello sviluppo turistico nell’area paesaggistica del lago Lugu. Attualmente vive e studia in Cina, dove sta conseguendo un dottorato di ricerca in antropologia ed etnologia presso la Yunnan Minzu University di Kunming.

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