Correva l’anno 1957

Rawiya, Amina e il voto delle donne egiziane

Rawya_AteyaLe donne egiziane hanno avuto per la prima volta diritto di voto nel 1957. L’anno precedente, nel 1956, si era tenuto l’importante referendum costituzionale e l’elezione di Gamal Abd al-Nasser.

Il 1957 e quella stessa elezione sono stati anche la prima occasione per le donne egiziane di candidarsi in parlamento.

Di candidate ce n’erano solo 16 su un totale di 2000 concorrenti ai seggi parlamentari. Un interessante trafiletto d’epoca dell’ Herald Journal di quell’anno riporta lo scontento generale degli uomini che non vedevano di buon occhio l’ingresso delle donne in un ambito che era stato prettamente maschile fino ad allora. “We don’t want naeba” dice un egiziano intervistato dall’Herald Journal, utilizzando la parola naeba che significa “candidata”, ma anche “calamità”. E di naebat ne vennero elette due: Rawiya Atiya e Amina Shukri, le prime parlamentari egiziane della storia.

Rawiya Atiya, nata nel governatorato di Giza nel 1926 aveva solo 34 anni quando venne eletta, ma era ben conosciuta per la sua carriera militare e i numerosi riconoscimenti ricevuti dopo la guerra di Suez. Nonostante il suo posto non fu riconfermato due anni dopo, alla nuova elezione, a Rawiya Atiya si devono importanti proposte parlamentari rivolte al benessere e all’emancipazione della donna. Anche dopo l’esperienza in Parlamento ha continuato ad essere una delle voci più importanti del panorama femminista egiziano. Amina Shukri, di Alessandria, era ugualmente conosciuta per il suo impegno a favore dei diritti delle donne egiziane ed era aveva lavorato a lungo nell’Unione Femminista di Hoda al-Sharawi, occupandosi principalmente di welfare.

Come sottolinea Door Sullivan nel suo libro “Women in Egyptian public space” l’opposizione che dovettero fronteggiare le due candidate fu consistente, ma è anche vero che per lungo tempo il nazionalismo e il femminismo condivisero alcune rivendicazioni e furono legati a doppio filo. Rawiya e Amina devono molto alle rivendicazioni femministe precedenti alla loro elezione. Guardando la storia del femminismo egiziano, così variegato nelle idee, ma anche così legato alla politica del 900’, non si può che guardare al presente e tirare le somme su quel che è oggi il voto, per le donne egiziane.

La bassa rappresentanza parlamentare è ancora un problema in Egitto, ma dal 1957 ci sono sicuramente stati dei passi avanti. La rappresentanza politica non deve e non può finire colla semplice conquista della poltrona: in fin dei conti, non si tratta solo della libertà di voto, ma della possibilità di poter partecipare alla dialettica politica e di rendersi attrici delle conquiste legislative.

Le scorse elezioni parlamentari egiziane hanno segnato il record per seggi “al femminile”: un 15% che si spera crescerà ulteriormente, grazie anche alla legge 46 del 2014 che impone una quota rosa ai partiti. Queste quote hanno scatenato un lungo dibattito, perché se è vero che possono essere un utile mezzo di emancipazione, è anche vero che rischiano spesso di diventare dei meri strumenti di propaganda che spesso non ha alcun riscontro nell’impatto a livello legislativo. A tal proposito, Erin Francolli del Tahrir Institute ha pubblicato un interessante articolo, tracciando un quadro del significato della rappresentanza “al femminile”.

Donne come Rawiya e Amina, seppure in un contesto politico completamente diverso da quello dell’Egitto attuale, hanno saputo essere delle pioniere, non solo conquistando la poltrona, ma anche proponendo leggi e facendosi portatrici di rivendicazioni sociali al femminile.

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