“Ricordare per imparare e sapere cosa fare”

La memoria nelle parole di Manuela Dviri

manuela dviriHo sempre pensato che la parte difficile del ricordare eventi dolorosi e drammatici sia tramutare il ricordo in azione feconda per il futuro. Come ha detto una mia amica “il fardello che si ripone sulle generazioni non resuscita i morti, né ci rende migliori”: è vero, credo che sia nostro dovere cercare di rendere produttiva ogni memoria dolorosa, perché solo così acquista un senso nel futuro.

E’ forse proprio per questo che ho apprezzato la fugura di Manuela Dviri, giornalista e scrittrice italiana naturalizzata israeliana che ha presentato a Perugia, il 28 gennaio scorso, il suo ultimo libro “Un mondo senza di noi”, edito da Piemme.

La scrittrice vi racchiude le storie delle due famiglie, quella materna e quella paterna, a partire dal 700’, pecorrendo gli eventi dell’Italia e di una multitudine di personaggi che improvvisamente si ritrovano ad essere “altri”. Alla narrazione romanzata si accompagnao le ricette della mamma e le barzellette del papà di Manuela, elementi tramandati, ora scritti nero su bianco.

Per Manuela Dviri, l’esperienza dolorosa della sua famiglia è stata sì tragica, ma anche feconda perché portartrice di una memoria che, come lei stessa ha detto, implica “ricordare per imparare e sapere cosa fare”. Sapere cosa fare, ha spiegato, perché la storia può ripresentarsi, in forme diverse e bisogna sapere come agire.

Un attivismo della memoria, potremmo dire. E la figura di Manuela Dviri è ampiamente legata all’attivismo: da tempo è impegnata in iniziative di collaborazione tra palestinesi ed israeliani. Nel 2004 ha preso parte alla “Campagna delle quattro madri”, un’iniziativa che mirava a chiedere la cessazione dell’intervento israeliano in Libano. Dal 2008 promuove il progetto “Saving children”, con il quale moltissimi bambini palestinesi hanno potuto essere curati in alcune strutture israeliane (un progetto finanziato anche dall’Italia).

 

Di memorie, oltrechè di condivisione delle sofferenze parla anche un suo famoso spettacolo teatrale, portato sulle scene nel 2011 da Ottavia Piccolo con la regia di Silvano Piccardi: “Vita nella terra di latte e miele”. Un’opera corale in cui una donna israeliana condivide i suoi dolori e le sue sofferenze con due sue amiche palestinesi.

L’intreccio di ricordi su cui si fonda la scrittura di Manuela Dviri ci regala un potente antidoto contro l’immobilismo e la sensazione che a volte non possiamo agire nel nostro piccolo per cambiare la storia. Coltivare la memoria, quella che non piange su se stessa, ma sprigiona energia è il primo passo.

di Maria Laura Romani

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *