Migrating the feminine

Rivoluzioni delle donne e sulle donne

Nora-Amin-05Per quanto preoccupanti, le rivoluzioni riescono sempre a strapparci una parola di incoraggiamento: la folla che reclama propri diritti contro un sistema che non funziona più, al di là degli interessi economici mondiali, suscita sempre una certa empatia. Molte rivoluzioni però iniziano coinvolgendo tutto un popolo e poi ne estromettono una metà; molte volte la metà femminile (un esempio su tutti, di rivoluzione a metà, viene proprio dalla storia moderna dell’Europa). Eppure moltissimi sono gli esempi di eroine, sante, guerrigliere e rivoluzionarie! Sì, e spesso sono entrate nella storia per il loro essere delle novità, lontane da un canone di donna – lontana dalle battaglie – che ancora resiste, nonostante tutto.

Ma può accadere che una rivoluzione che ti costringe a scendere in piazza, e che poi ti relega in un angolo, ti dia più consapevolezza di te stessa, del tuo corpo e di come venga percepito il genere a cui appartieni.

È quello che succede a Nora Amin, in Migrating the feminine, saggio e spettacolo teatrale, in cui l’autrice racconta della cosiddetta Primavera araba di piazza Tahrir in Egitto, di quando le “sovraffollate strade della mia città natale, Il Cairo” erano piene di manifestanti di ogni genere ed età per protestare contro il regime di Mubarak. Ma quella che era la piazza della libertà, in poco tempo si trasformò nella piazza dello strapotere degli uomini sul corpo delle donne, divise tra la necessità del cambiamento e la paura di una violenza, lesiva di corpo e dignità, sempre in agguato.

Da performer, di teatro e di danza (la Amin è tra i membri fondatori della Compagnia di Danza Moderna della Opera House del Cairo e fondatrice del Progetto Nazionale Egiziano del Teatro degli Oppressi), la consapevolezza del corpo quindi diventa centrale dopo questi avvenimenti, e si traduce in una riflessione sui molti corpi di una donna, che cambia nelle sue varie età, e continua in una riflessione complessa sul fatto che il corpo, che racchiude la personalità, sia una sorta di guerriero: il primo ad essere ferito, ma anche il primo a guarire, per proteggere la persona che regna su se stessa.

Amin Migrating the Feminine - libroNon è un caso, quindi, che la prima arma di ridefinizione di un limite di azione per le donne, dopo la rivoluzione fallita, sia stata quella di non riconoscere, aggredire e limitare il corpo; un corpo estraneo che “in una situazione di confronto e opposizione, non ha altre vie di uscita se non l’inferiorità”.

Il lavoro sul corpo e la propria personalità, sul corpo nel privato, e sul corpo nel pubblico – quando diventa parte di un’energia di massa indefinita, ma anche quando diventa un lavoro di chiusura, per recuperare un’immagine di femminile imposta, che non proietti nulla al di fuori di sé per non attirare l’attenzione e proteggersi – vengono portati avanti dalla Amin anche nelle sue attività teatrali del Teatro degli Oppressi, ma anche nel suo Theatre for Change, che coinvolge uomini e donne che abbiano subito un trauma durante la rivoluzione intervenendo sul processo di guarigione, ed assumono una particolare valenza in Migrating the Feminine: dove scendere in piazza, come donna, significa riflettere sul corpo delle donne e riaffermare la necessità di capire e comunicare cosa significhi essere donna, in una rivoluzione, in una primavera araba, nel mondo.

di Greta Pieropan

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