Il teatro nel pallone

La Partida Vero Cendoia ph.Marti Berenguer 01Ci sono due cose più diverse del teatro e dello sport? Sembrerebbero non avere nulla in comune, eppure fin dall’origine sono più vicini di quanto crediamo. Lo sport è un rito per la società antica e per la società moderna, così come lo è il teatro, e spesso l’uno (lo sport) si è fatto spettacolo ed è diventato storia, e l’altro (il teatro) l’ha portato in scena.

Un paio di esempi sono in cartellone proprio in questa stagione teatrale: La Partida della coreografa catalana Vero Cendoya va in scena al Danae Festival il 13 novembre prossimo. Coreografa e pittrice, dalla fondazione della sua compagnia crea coreografie che riescano a fondere la danza e altree discipline: in La Partida sceglie di unire la danza e il calcio, con intelligenza e ironia, rubando alcuni dei gesti più tipici e stereotipati dei calciatori in campo per creare una danza. Una partita trasportata in teatro? Anzi: un vero e proprio scontro tra uomini-calciatori e donne-performer, per scoprire che la soluzione è semplice: “in un mondo invaso dal calcio, in cui è impossibile starne lontani, questa volta anziché lottare contro l’avversario, ci uniamo alla sua squadra”.

La Partida Vero Cendoia ph.Marti BerenguerIl secondo titolo è molto meno gioioso e ironico, racconta invece una storia di speranza, chiusasi troppo presto. Prima delle Olimpiadi di Londra, per l’esattezza. È la storia che abbiamo letto tutti nel 2012 sul Corriere, quella dell’atleta somala Samia Yusuf Omar, che morì nella traversata verso l’Europa. La sua storia diventò un libro (Non dirmi che hai paura, di Catozzella), e ora va in scena dall’8 al 20 novembre al Teatro Ringhiera di Milano, per la regia di Serena Sinigaglia e la drammaturgia di Michele Santeramo, con il titolo 32’’.16 Trentadue secondi e sedici, il tempo con cui Samia arrivò purtroppo ultima nella gara alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Tra gli spettacoli delle scorse stagioni, vale la pena di ricordare le Campionissime, spettacolo nato a Torino e che continuò la tournée nella scorsa stagione, e che racconta otto donne storiche dello sport, dalla leggendaria madre ateniese che si vestì da uomo per vedere il figlio gareggiare alle Olimpiadi, a Sara Simeoni e Alfonsina Strada, per citare solo le italiane. E, ancora sul calcio, Mi voleva la Juve, di Gianfelice Facchetti, un racconto autobiografico, in cui il calcio è prima unica via di fuga dalla periferia della Milano anni ’70 e diventa poi illusione svanita.

Lo sport e il teatro sono molto simili perché sono due forme di espressione dove si ha un ruolo” diceva Carmelo Bene. A quanto pare aveva ragione.

 

di Greta Pieropan

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