The Rugged Road

 

Due donne, un continente e un viaggio leggendario 

copertina libroQuesto libro è uno di quelli che capitano per caso tra le tue mani, dopo quattro chiacchiere con un collega riguardo I diari della motocicletta” (Latinoamericana. I diari della motocicletta – Guevara Ernesto). Si parla sempre di viaggio, ma questa volta in “The Rugged Road (Due donne e una moto, da Londra a Città del Capo – Theresa Wallach)” le donne sono le protagoniste. Siamo agli inizi degli anni 30, e il mezzo è una motocicletta con un sidecar. L’obiettivo? Un continente da attraversare. Da Londra a Città del Capo per la precisione. È un’impresa che ha dell’incredibile anche ambientata ai nostri tempi. Faccio fatica a credere (puro scetticismo) che si tratti di una storia vera, sembra quasi un racconto di fantasia.

The venture è la motocicletta in questione, una monocilindrica Panther 100 che viaggia insieme ad un sidecar ed un carrello e due giovani avventuriere, Theresa Wallach e Florence “Blenk” Blenkiron. Hanno poco più di vent’anni quando l’11 dicembre 1934 decidono di partire per quella che da molti verrà giudicata una folle impresa. Motocicliste e femministe convinte, lasciano Londra contro tutti i pareri avversi con un solo obiettivo in mente: concludere il loro viaggio. Perché tale impresa? Loro avrebbero risposto così, “Beh, perché no“.

Erano gli anni di rivendicazione e di ascesa del femminismo, e tutto quello che un uomo poteva fare, una donna poteva farlo meglio. Compreso condurre una motocicletta attraverso uno dei continenti più misteriosi ed impervi del mondo: l’Africa. Quello che si impara leggendo questo libro è quanto forte possa essere una donna, quanto determinata e stoica. Non importa quanti ostacoli si incontrano, se la sabbia sprofonda così spesso attorno alle stanche e calde ruote della motocicletta, non importa se bisogna farsi capire in  Francese per poter lasciare un’oasi in direzione della prossima, se la pioggia torrenziale bagna l’anima, o se il motore si fonde e ci sono i pezzi da aspettare ad Agadez per ricostruirlo da capo. O ancora se si ha la sfortuna di andare contro l’unica macchina che passa in quell’esatto momento a Tanganyka (Tanzania). Theresa e Florence non si sono arrese, certo magari in alcuni momenti lo sconforto ha preso il sopravvento, ed è stato difficile mantenere lo spirito avventuriero, ma non hanno mai mollato.

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Theresa Wallach & Florence Blenkiron in Africa vicino alla loro Panther 600cc monocilindro.

Non aspettatevi un racconto poetico, descrizioni romanzate e frasi costruite. Questo libro rappresenta gli occhi di una giovane Theresa, appunti su pagine di diario, della quotidianità vissuta al di fuori dell’ordinario. Non aspettatevi neanche chiacchiere e amichevoli condivisioni fra le due protagoniste, non c’è posto che per qualche fievole battuta. Come se a fare quel viaggio insieme, in realtà, fossero profondamente sole. Otto mesi e dodicimila chilometri, accompagnati da pioggia, tempeste di sabbia, ogni tipo di problema meccanico, nomadi, pellegrini, pigmei ed ambasciatori, e la gentilezza e naturalezza della gente dell’Africa. Unica nota poetica: il cielo stellato africano, che fa da tetto a quella casa che queste due ragazze hanno trovato nell’avversità del viaggio: la loro motocicletta.

Non bisogna essere appassionati di motori o meccanica per comprendere ed apprezzare questo libro, ma solo avere la voglia di vivere un’avventura, di captare lo spirito e l’impulso che hanno portato le due protagoniste a compiere un viaggio che ha del leggendario.

 

di Cecilia Biancacci

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