Ma of the Blues

MaRaineyStampC’è un video che sta diventando virale in questi giorni sui social. Mostra delle bimbe e ragazzine elencare una serie di nomi di scienziati e ammutolire davanti alla richiesta di un elenco al femminile; quest’elenco viene poi fatto e in molti, non solo le bimbe del video, rispondono con un “wow, non le conoscevo”.

Proviamo a fare lo stesso gioco con il tema del mese: la musica. Elencatemi delle cantanti blues. Difficile, vero? Ammetto che lo è stato anche per me, finché non ho scoperto la madre del blues: Ma Rainey.

Gertrude “Ma” Rainey, nata nel 1886 come Gertude Pridgett in un povero sobborgo di Columbus in Georgia (la stessa che è in my mind, avrebbe detto Ray Charles anni dopo. E questo ci dà l’idea di quale ambiente accogliesse il talento e la carriera di Ma), è considerata da molti la madre del blues: fu la prima donna infatti a farsi strada nel mondo del blues più maschile, quello più country e più noto. Una voce da contralto, con un’ottava di estensione, che sapeva raggiungere note molto basse e graffiate quando Ma lo riteneva opportuno, un aspetto singolare e una piuma di struzzo tra le mani: così incantava il pubblico nei suoi trentacinque anni di tournée.

Nonostante la nonna e i genitori fossero cantanti loro stessi, Gertrude inizia a cantare solo a 15 anni, in un concorso locale di canto, e da quel momento inizia una vita itinerante in spettacoli di vaudeville, durante i quali incontrerà William Pa Rainey, poi diventato suo marito, con il quale per tre decadi porterà gli spettacoli e la sua voce nel sud degli Stati Uniti, nel Midwest e anche in Messico.

Ma tocca forse l’apice della notorietà grazie alla tecnologia: nei primi anni 20 inizia a registrare per la Paramount e nel 23 firma un contratto quinquennale, che la renderà la prima donna a registrare blues a livello professionale, e a incidere più di 100 titoli da lei stessa composti. Ad affiancarla, durante una registrazione anche Louis Armstrong (Jelly Bean Blues, 1924), mentre è ormai riconosciuta la sua influenza sull’imperatrice del blues, Bessie Smith, che collaborò con lei per un breve periodo, sufficiente a influenzare però lo stile della Smith e a guadagnarsi un meritato riconoscimento in quello che poi diventerà classical blues.

Ma (che per la Paramount allungò il soprannome in Madame) fu anche la prima a portare il blues nel genere teatrale del vaudeville, musicato già all’origine, ma dalla forte impronta comico-satirica, e a legare la sua voce a storie di povertà, abusi e di precarie condizioni degli afroamericani del sud.

Purtroppo, la Grande Depressione e il cambiamento nei gusti del pubblico portarono la Paramount a rescindere il contratto, e Ma Railey si ritirò a vita privata, fino alla morte nel 1939.

Per molti anni è stata dimenticata, finché non le è stato riconosciuto un posto nella Blues Hall of Fame nel 1983, e negli anni Novanta la città natale, Columbus, ha anche restaurato la sua casa, proprio negli anni in cui il suo nome arrivava anche ad avere un francobollo e un posto nella Rock and Roll Hall of Fame.

Poco su di lei ancora è stato scritto, o rappresentato. Sarà per le registrazioni che rendono poca giustizia alla sua voce, sarà perché di notizie complete di bibliografia su di lei si trovano solo su siti specializzati in storia femminile, black history month e su siti dedicati alla Georgia, ma mancano su di lei film o rappresentazioni teatrali, a parte un fortunato musical del premio Pulitzer August Wilson, Ma Rainey’s Black Bottom che ha ottenuto l’Olivier Awards come best revival per la sua rimessa in scena della scorsa stagione. Ma un omaggio più ampio, magari in stile Vie en Rose, bellissimo film dedicato a Edith Piaf con Marion Cotillard, avrebbe senso e necessità.

La prima battuta, l’abbiamo già: I’m a good-hearted woman that’s a slave to the blues.

 

di Greta Pieropan

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