Mestruazioni e palcoscenico

In quel periodo del mese niente fiori e niente maionese. Ma sì al teatro!

Se il teatro a volte si definisce anche “teatro di parola”, non è solo per distinguerlo da altre forme artistiche, ma anche perché effettivamente mette al centro le parole, le pesa, le interroga, le indaga. Ma ci sono alcune parole che anche sulla scena sono dei tabù.

Why are we so fucking dramatic Fattoria VittadiniRicordavo però uno spettacolo che nel programma di sala usò più volte la parola “mestruazioni” (che effettivamente, ha un suono sgradevole) e così l’ho cercato. Apriti o cielo! Tra i primi risultati, una serie di articoli su una vicenda politica di contorno allo spettacolo, ma che prendono di mira principalmente il tema dello spettacolo ironizzando sul “rosso” della parte politica (contraria a quella dell’autore, suppongo), e minimizzando le riflessioni sollevate dalla pièce. Sarebbe stato lo stesso se lo spettacolo fosse stato per famiglie, magari una bella fiaba in cui la principessa sparisce per tre quarti di spettacolo ronfando beatamente in un castello, mentre il principe fa a botte con la strega? (Poi la strega è così cattiva perché ha le sue cose, sicuramente) La risposta non ci è dato saperla, ma certo Corpi Impuri è uno spettacolo che non usa mezzi termini, partendo dal fatto che il ciclo mestruale sia stato per secoli nascosto perché “cose di donne”.

L’autrice Marinella Manicardi creò questo testo per il Festival della Filosofia di Modena del 2011, in collaborazione con il Centro Documentazione Donna, e, sola in scena, per un’ora di spettacolo indaga questa voluta dimenticanza, percorre secoli di storia drammaturgica e socio politica legata a questo tema, additando come responsabile la paura dei drammaturghi e le ideologie patriarcali, legate alla Chiesa e alla Scienza, secondo la Manicardi, che parla di anche di una guerra dei sessi creata ad arte, e inesistente in origine. Insomma, da un fenomeno del tutto naturale, e legato inevitabilmente alla vita, l’autrice/attrice, aiutata solo da Davide Amidei per lo spazio scenico, indaga anche l’immagine del sangue nei media, i luoghi comuni, il concetto di sporco e di pulito, la vita quotidiana, e crea un legame con il pubblico femminile e maschile, raccontando anche barzellette (pare ne esistano solo due sul tema!) e chiedendosi “avete mai notato che le protagoniste di romanzi, pièce teatrali, film, telenovelas non hanno mai le loro cose?”.

Scommetto però che il primo titolo che è venuto in mente a lettrici e lettori è uno: I monologhi della vagina di Eve Ensler, titolo adattissimo al mese di febbraio, in cui si celebra in molti teatri americani il V-Day, che non è un’idea di politici stellati, e non nasconde un gentile invito ad andare a quel paese, ma piuttosto la parola Valentine. Il V-Day infatti cade il giorno di San Valentino, che viene celebrato con letture sceniche dei monologhi della Ensler, e i ricavi delle rappresentazioni vengono devoluti ad associazioni di assistenza a donne vittime di violenza. Ad essere dedicati alle mestruazioni i monologhi I was twelve, my mother slapped me, che raccoglie voci sul menarca (che è il primo ciclo, e che secondo una personalissima paretimologia della mia prof di greco al ginnasio, contiene la parola arché, che indica il principio, l’origine) e My angry vagina, che tocca anche il problema degli assorbenti e delle visite ginecologiche.

Ad essersi occupata dell’argomento anche la compagnia Fattoria Vittadini, che in Why are we so f***ing dramatic? indaga una nuova specie: “The young indipendent woman”. La coreografia, firmata e interpretata da Francesca Penzo e Tamar Grosz, si imposta come un documentario scientifico sulla vita di una giovane donna contemporanea, ma per dare una struttura al “documentario coreografico” le due artiste hanno scelto di seguire le fasi del ciclo mestruale, per indagare al meglio le modalità di relazione del femminile e la costruzione dell’identità di genere, fino a chiedersi, magari mangiandosi nervosamente le unghie, come accade in scena, perché siamo così melodrammatiche, teatrali?

E perché siamo così spaventati da un rito, mensile, che è così legato al potere di dare la vita? L’unico vero motivo di spaventarsi davanti alle mestruazioni è il blister dei medicinali contro i dolori mestruali vuoto!

di Greta Pieropan

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