Qui, teatro delle donne 2015

Un criterio strambo, buoni propositi, troppi nomi e la scelta di uno solo che ci porta a farne tanti altri, al femminile!, e ci guida verso un consiglio teatrale per il 2016…

Qui città di MTra i tanti spettacoli teatrali del 2015 è difficile sceglierne uno o una sola interprete a rappresentarli tutti. Anche seguendo i premi teatrali più importanti assegnati a fine anno, sarebbe complicato farli stare tutti in un solo articolo. Ho scelto di adoperare un solo criterio dunque, quello di non cercare uno spettacolo eclatante, che abbia fatto discutere o che sia all’avanguardia, né di scegliere di nuovo il grande classico, oppure di cercare per forza il debutto stagionale, o citare di nuovo uno spettacolo già visto su queste pagine. Ne avrei troppi di nomi altrimenti (ad esempio, lo spettacolo che ha fatto discutere, in modo molto costruttivo, anche per la sua interprete ribelle, è MDLSX di Motus-Silvia Calderoni; all’avanguardia per la semplice ironia e la complessa drammaturgia dovrei citare i Miniballetti di Francesca Pennini, che si è appena meritata il Premio Danza&Danza…e qui mi fermo, per non infrangere il mio buon proposito).

Concentrandomi su questo criterio dunque, un nome continua a frullarmi in testa, tra quelli che non abbiamo ancora fatto sulle pagine di Uno Sguardo al Femminile. È il nome di Arianna Scommegna, formidabile attrice milanese, formatasi alla Paolo Grassi e Premio UBU come miglior attrice nel 2014. La trilogia a lei dedicata dall’ATIR al Teatro Ringhiera, che l’ha vista protagonista dal 3 al 14 novembre scorso in Qui città di M., Mater Strangosciàs e Cleopatràs (e prima ancora in Potevo essere io di Renata Ciaravino), ha permesso al pubblico (numerosissimo, tanto da dover aggiungere repliche ad alcuni spettacoli) di poter vedere all’opera un’attrice dalle qualità interpretative poco comuni, che passa dal complesso Testori al contemporaneo Qui città di M..

In quest’ultimo spettacolo, per la regia di Serena Sinigaglia, dal testo di Piero Colaprico, Arianna Scommegna interpreta, come in una maratona, sette personaggi differenti, restando sempre in scena, e connotandoli con semplicissimi oggetti (occhiali da sole, un auricolare del telefono, una tuta da RIS, un cappotto nero sgualcito…) li porta in vita e li fa dialogare tra loro e con il pubblico. Lo spettacolo è un (tetro?) inno alla città, di Milano, ma in fondo un po’ tutte le città felici si somigliano mentre quelle infelici…, e tiene alta la tensione fin dall’inizio: il capocantiere ci svela che un terribile duplice omicidio è stato commesso, costringendolo a fermare i lavori. Inizia così un susseguirsi di testimonianze, i cui i personaggi ricorrenti, la poliziotta (una delle prime a entrare nella omicidi), l’ispettore e il poliziotto della scientifica (cui viene dato un soprannome irritante, quasi quanto il personaggio), sono alle prese con vecchietti del piano di sotto, giornaliste d’assalto, esperimenti sociali falliti e un telefonino che squilla in continuazione, in attesa di una telefonata che non arriva mai. Lo spettacolo diverte, intriga, e alla fine commuove: e la bravura di Arianna Scommegna sta nel tenere altissima la tensione fino alla fine e continuare la magia della scena fino all’ultima nota di Se telefonando, anche quando a squillare in sala è il telefonino di uno spettatore e non quello di scena!

Arianna Scommegna potevo essere ioUn doppio riconoscimento il nostro: quello all’attrice, ma anche quello alla regista e a tutto il teatro Ringhiera, che è un esempio di come il teatro possa aiutare un quartiere difficile e chi lo abita, continuando a fare arte tra mille difficoltà. La loro prima parte di stagione, inoltre, ha visto protagoniste anche tre grandi del teatro, scelte come madrine-guida di tre spettacoli: in Tre donne per ATIR, serate dedicate alla raccolta fondi per il teatro stesso, Isabella Santacroce ha fatto da madrina a Irene Serini in Moana – porno revolution, Franca Valeri è stata madrina di Chiara Stoppa in Il ritratto della salute, e Lella Costa è stata madrina per Alice, cara Grazia con Valentina Picello; e per il proseguimento di stagione, in programma anche la storia di Margherita Hack con la regina del teatro di narrazione, Laura Curino, e gli “appunti” di Marguerite Duras con Maria Pilàr Perez Aspa (altra attrice meravigliosa, che ha “inventato” il teatro domestico itinerante, che vi porta il teatro a casa!).

Noi però vi consigliamo Alla mia età mi nascondo ancora per fumare, in scena dall’8 al 13 marzo, per la regia di Serena Sinigaglia. Il testo della drammaturga algerina Rayhana vede protagoniste di una tragicommedia ambientata in un hammam algerino, nove donne che discutono e rivelano in maniera violenta, ironica, divertente e intensa i silenzi repressi di un universo femminile che non ci è tanto distante.

E se in scena ci sono Anna Coppola, Matilde Facheris, Mariangela Granelli, Annagaia Marchioro, Maria Pilar Pèrez Aspa, Arianna Scommegna, Marcela Serli e Chiara Stoppa, c’è bisogno che vi diamo altri motivi per cui l’abbiamo scelto?

Buon Anno Nuovo (di teatro e danza) a tutti!

di Greta Pieropan

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