«Tu (non) ti dimenticherai di essere Wonder Woman»

Ph: G. Ceccon

Intervista ad Antonella Questa, Giuliana Musso e Marta Cuscunà.

Sono in tournée in vari teatri italiani e approderanno all’Elfo Puccini di Milano a dicembre tre attrici importanti della scena italiana – Marta Cuscunà, Giuliana Musso e Antonella Questa – che per l’occasione si trasformano in un personaggio che è ormai un classico: Wonder Woman. Ma fate attenzione: si tratta di un classico come non l’avete mai visto. E questa conversazione, tra inchieste giornalistiche, super poteri, riflessioni sul teatro e sugli inutili dualismi, vi spiega perché dovreste vederlo.

 Da cosa nasce lo spettacolo?

Marta: La scorsa estate due giornaliste (Silvia Sacchi e Luisa Pronzato) mi hanno contattato per chiedermi di lavorare su una loro inchiesta per l’evento Il tempo delle donne, e io ho chiesto ad Antonella e Giuliana di lavorarci con me. A quel punto abbiamo iniziato a lavorare sul materiale che le giornaliste ci hanno dato, e poi siamo andate avanti con la raccolta di altro materiale e interviste.

 Come avete lavorato insieme sulla costruzione del testo?

Antonella: In più fasi. Nel materiale delle giornaliste c’erano interviste ad avvocati divorzisti, qualche elemento su una manager che aveva subito pressioni psicologiche riguardo il suo lavoro da parte del compagno, e materiale sul lavoro delle donne anche ad alti livelli, fino al tema attuale della difficile indipendenza economica. Materiale al quale si è aggiunto il lavoro di Marta sulle super-eroine, e che è diventato tale da potercelo dividere, in modo che ognuna lavorasse su qualcosa di diverso: una prima fase di lavoro separate quindi, ma neanche troppo: siamo delle Wonder Woman tecnologiche e facevamo meeting via Skype; in seguito c’è stata una fase di lavoro tutte e tre insieme in cui ci davamo consigli di scrittura, o di messa in scena e che ci ha arricchite molto.

 Perché scegliere Wonder Woman come simbolo?

Marta: Tutto parte da un’immagine trovata per caso, in cui Wonder Woman diceva being a cute superhero and a woman is exhausting e allora mi sembrava che fosse evocativo da un lato il fatto che per delle supereroine essere anche donna fosse faticoso, e dall’altro che per una donna dal punto di vista economico sia ancora necessario avere dei superpoteri, perché ancora troppe cose remano contro. Poi approfondendo la figura delle supereroine ci siamo rese conto che anche loro hanno delle sorti abbastanza sventurate anche perché il mondo dei fumettisti era ancora prettamente maschile e alcuni stereotipi si ripropongono anche lì. Ci è sembrato un modo ironico e simpatico per parlare di economia.

 Perché secondo voi “le supereroine non sono mai riuscite a fare carriera?

Marta: Perché sono disegnate da uomini, appunto.

Giuliana: Perché se l’eroina se nella sua esistenza comune è una donna di grande successo professionale è meno amata, ma se è una povera sfigata è più simpatica.

Marta: In realtà, ci siamo anche rese conto che dei supereroi sappiamo molto anche della loro vita “normale”, mentre quest’aspetto nelle supereroine non viene approfondito, a meno che non sia la segretaria che fa quel lavoro per stare accanto all’innamorato.

 Il tema dell’indipendenza e della parità retributiva è di recente attualità: come si inserisce secondo voi il teatro all’interno della società?

Giuliana: Il teatro può sempre veicolare temi molto forti. Nel nostro caso questo tema non è stato scelto perché è un tema su cui ricade l’attenzione dei mass media: quando il progetto è iniziato, un anno fa, non c’erano ancora state le dichiarazioni del Papa, o dell’attrice agli Oscar, o semplicemente tutti questi spot, eppure poi ci siamo ritrovati con tutta questa attenzione. Il teatro fa parte del mondo, se così non fosse sarebbe un grande peccato.

 In America è recente una campagna sui social network che dice “i still need feminism” alla quale alcune ragazze rispondono “i don’t need feminism” perché le donne sarebbero già aiutate. Qual è il vostro punto di vista?

Giuliana: In generale, secondo una mia personale opinione, un pensiero sul mondo, sulla vita, sulla società è già femminista. È chiaro che avere un atteggiamento dicotomico è sempre un atteggiamento che avvantaggia il sistema di potere com’è adesso, che è un sistema che riduce la realtà ad elementi contrapposti. Mentre la realtà non è bianco e nero, ma è più bella, complessa, articolata. Quindi ci saranno proposte intelligenti da entrambe le parti nella campagna che ci racconti, così come tra noi all’inizio del lavoro c’erano argomenti che non ci interessavano e poi si sono rivelati utili. Quindi è ora di dire basta alle dicotomie. La realtà è complessa.

 Com’è la situazione in teatro? Anche le attrici sono delle wonder woman?

Tutte e tre: TANTO!

Però so che qualcuna qui veniva chiamata Wonder ANTN…

Antonella: Sì, ed è buffo! Mi chiamavano così perché facevo sempre un sacco di cose, come ogni donna del resto, soprattutto in Italia. Ma vivendo in due Paesi, posso fare il confronto: anche in Francia si lavora e fatica molto, ma in Italia si percepisce proprio il dovere di fare qualsiasi cosa senza chiedere aiuto, e a qualsiasi livello.

 Marta, le protagoniste del progetto “Resistenze femminili” sono delle Wonder Women?

Marta: Il risultato cui arrivano sì, è da wonder, ma il bello è che sono delle donne assolutamente comuni: sia Ondina (Peteani, prima staffetta partigiana italiana, deportata ad Auschwitz, protagonista dello spettacolo è bello vivere liberi!, ndr), che è una ragazzina educata dal sistema che a un certo punto sceglie un’altra strada e con entusiasmo arriva a fare qualcosa di straordinario. Le clarisse (protagoniste de La semplicità ingannata, ndr) anche: sono donne rinchiuse, imprigionate, ma che riescono, grazie alle loro risorse personali, ad immaginare qualcosa di radicale. Quello che è importante è che loro sono ognuna di noi: donne normali che trovano in se stesse risorse e potenzialità wonder.

E Medea, che ha portato in scena di recente, Giuliana, è una Wonder Woman a suo modo?

Giuliana: Credo che sia davvero complesso rispondere…ma forse tutti questi personaggi sono accomunati dalla scoperta di un’energia che non immaginavano di avere. E credo sia questo il risultato anche del nostro lavoro insieme: incoraggiare attraverso la metafora della Wonder Woman l’espressione di sé delle donne e la possibilità di farcela. Perché siamo consapevoli che le ultime generazioni stanno perdendo un po’ di quello che le generazioni precedenti avevano conquistato sulla percezione di sé e la fiducia nel potercela fare.

Non dimentichiamo poi che noi presentiamo uno spettacolo ironico, ma che ci sono ancora donne che sono in una situazione per nulla wonder in cui la violenza la subiscono tutta…

 Andiamo sul personale…un superpotere che scegliereste come Wonder Woman?

Antonella: Il teletrasporto…in vacanza!

Marta: Io sceglierei il lazo della verità.

Giuliana: No no, anch’io il teletrasporto! Darebbe una grande mano a chi deve conciliare famiglia e lavoro!

Uno spettacolo che vi piacerebbe, come donne, vedere in scena…di cosa o chi tratterebbe?

Antonella: Uno spettacolo sulla Montalcini, così.

Marta: Io sono curiosa di vedere MDLSX di Silvia Calderoni con Motus.

Giuliana: Io voglio proprio vedere Sorry Boys di Marta Cuscunà!

 Progetti futuri?

Tutte (random, perciò riassumo così, ndr): Ognuna di noi ha dei progetti singoli: Marta ha iniziato il progetto Sorry Boys un lavoro su 18 ragazze che portano avanti una ribellione sociale e che non compaiono mai in scena; Giuliana ha il suo repertorio, Antonella anche e in questi repertori si inserisce questo progetto Wonder Woman che è comunque ancora in divenire.

Perciò il nostro obiettivo è: sopravvivere alla stagione 2015/2016!

 

Per tutte le date aggiornate vi rimandiamo ai siti delle attrici:

Marta Cuscunà: martacuscuna.blogspot.it

Giuliana Musso: www.giulianamusso.it

Antonella Questa: www.antonellaquesta.it

 

di Greta Pieropan

 

 

 

 

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