“Sister Furong”: la bruttina che piace

Quando alla fine del 2011 “Sister Furong” apparve sulla CCTV con un maquillage da diva e 15 chili in meno, qualcuno salutò la sua trasformazione come un incentivo per chi lotta quotidianamente contro qualche maniglia di troppo; qualcun’altro si abbandonò alle critiche giudicandola un escamotage volto a catalizzare nuovamente l’attenzione del pubblico in un momento di graduale perdita di popolarità.

Di fatto, con il suo “reinventarsi”, la giovane 35enne ha lasciato di stucco chi otto anni fa le aveva dato non più che qualche mese di celebrità, etichettandola come un fenomeno mediatico grossolano e passeggero.

Nata in un piccolo villaggio dello Shaanxi, nel nord-ovest della Cina, con il vero nome di Shi Hengxia, circa dieci anni fa percorse oltre 1.100 chilometri per raggiungere la capitale. In tasca una laurea in ingegneria e in mente un preciso obiettivo: riuscire ad entrare nella scuola di specializzazione di qualche nota università di Pechino. Un viaggio che lei stessa ha paragonato alla lotta di un grosso pesce che tenta di sguisciare fuori da uno stagno angusto. “Ero una persona eccezionale e pertanto avevo bisogno di maggior spazio per poter esprimere la mia personalità” ha spiegato non troppo modestamente. Tramontate le ambizioni accademiche dopo i tre no delle rinomate Beida e Tsinghua University, l’orgoglio di Shi ha tratto nutrimento da ben altri successi.

“Il desiderio di ottenere una laurea specialistica dipendeva dalla volontà di competere con gli studenti di università elitarie. Comunque, in seguito, ho realizzato che sarei stata più facilmente accettata da loro come star di internet, così ho abbandonato il mio obiettivo iniziale senza rimpianti” ha commentato in un’intervista esclusiva rilasciata lo scorso anno all’agenzia di stampa Xinhua. Detto fatto: nel 2005 è diventata un fenomeno nazionale semplicemente pubblicando sulle BBS di Beida e Tsinghua alcune foto accompagnate da breve didascalie del tipo: “Ho mani che si accordano armoniosamente al mio corpo straordinariamente sottile. La mia pelle è liscia come quella di un bambino e tutte le mie doti mi hanno aiutata a diventare un’eccellente ballerina. Nella danza comprendo la mia vita, e con essa cerco il mio amore”. Parole difficili da leggere senza lasciarsi sfuggire una risata; sopratutto se affiancate dall’immagine di una ragazza niente affatto bella, niente affatto magra, niente affatto aggraziata, e, anzi, diciamo pure “volgarotta” e priva di gusto nel vestire.

Da quel momento Shi per i netizen è diventata “Sister Furong”, suo nick traducibile come “Sorella Loto”, per via di quella beltà naturale che la accomunerebbe ad “un fiore di loto nell’acqua chiara”. Davanti a tanta spavalderia, il popolo del web -come spesso accade- ha reagito in maniera variegata. Tant’è che mentre il suo microblog toccava quota 3 milioni di follower, la strada del successo per Furong presentava una serie interminabile di dossi. Seppellita dalle critiche di quanti la giudicavano una squilibrata megalomane, ha ammesso che “i commenti offensivi mi hanno fatto molto male, e alcune volte, sentendomi estremamente depressa, mi sono nascosta sotto le coperte per abbandonarmi ad un pianto dirotto”.

D’altronde, quasi tutti concordano almeno su un punto: nella sua rivalsa sociale Furong ha avuto coraggio da vendere. Per Zhu Chunyang, professore presso la scuola di giornalismo della Fudan University di Shanghai, la perseveranza dimostrata nel perseguimento dei propri obiettivi è “abbastanza encomiabile”: nonostante le umili origini, infatti, Furong ha continuato ad inseguire il suo sogno senza vacillare.

Dubbia, però, la scelta presa alcuni anni fa di rimodellare la propria immagine dimagrendo vistosamente. Quel “fiore di loto” non si doveva sentire poi tanto “puro”, “aggraziato” e “bello” come amava scrivere sul web. Colpa dei pregiudizi sociali di cui è vittima la figura femminile, ha spiegato Zhou Meizhen dello Shanghai Women Cadre Institute. “Le donne oggi sono spesso giudicate per la loro apparenza piuttosto che per la loro personalità e i loro successi”.

D’altra parte si sa: nell’era del web 2.0, la notorietà la si raggiunge e la si perde con la velocità di un click di mouse. E per tenersi stretto il suo sogno Furong le ha provate tutte. Persi i 15 chili, di recente è tornata alla ribalta esibendosi in una danza del ventre con tanto di tartaruga in bella mostra, dopo che lo scorso settembre un ambiguo tweet aveva mandato nel panico i fan convinti che la loro diva si fosse tolta la vita. “Addio mondo!” aveva “cinguettato”. Secondo molti, soltanto un’altra trovata pubblicitaria al fine di attrarre nuovamente i riflettori su un personaggio passato decisamente di moda. E, piuttosto, verrebbe da chiedersi come possa aver avuto vita tanto lunga.

Per cercare di fare chiarezza sul fenomeno mediatico di “Sister Furong” e approfondire il discorso donne-media oltre la Muraglia -già trattato in precedenza (link)- Uno sguardo al femminile ha intervistato Zhang Ning, professore di cultura cinese presso l’Università Normale di Pechino.

Qual’è il segreto del successo di “Sister Furong”?

“E’ evidente che a prima vista personaggi come “Sister Furong” “Sister Feng” (Luo Yufeng) e “Sister Hold-zhu” suscitano una risata. Ridere è espressione del senso di superiorità del genere umano. Quando le scimmie imitano il comportamento degli uomini, tutti ridono perché sembrano delle persone, ma in realtà non lo sono. La popolarità del “gusto per il brutto” è dovuta al fatto che esso, attraverso la rete, ha concentrato le debolezze del genere umano sul corpo di singoli individui, fornendo l’elemento scatenante che genera un senso di superiorità nella gente comune. Questo è un processo inconscio, non si manifesta espressamente, per questo le persone reagiscono impulsivamente ridendo. “Sister Furong”, “Sister Feng” e “Sister Hold-zhu” sono diventate famose perché in realtà tutti hanno bisogno di loro: sono come dei clown da circo. Per quale ragione in tutto il mondo i prodotti della cultura popolare rivestono una parte così ampia del mercato culturale? Dipende dal fatto che i personaggi pop sono di livello medio-basso. Per esempio “Rain Man” e “Forrest Gump” sono entrambi eroi medio-bassi, e osservare il modo in cui hanno ottenuto successo è fonte d’ispirazione, e fornisce agli spettatori nuove possibilità. Quello che ci piace vedere su internet è ciò che dà fiducia alle persone e che è fonte d’ispirazione nella vita reale; per questo la presenza di questi personaggi ha una sua ragionevolezza.

In che misura i canoni occidentali hanno influenzato la percezione estetica delle donne cinesi? Si può parlare di “globalizzazione della femminilità”?

Oggi, ai tempi della globalizzazione, grazie al supporto di internet, della televisione, dei cellulari e di altri mezzi d’informazione basati sulla moderne tecnologie, le notizie da Occidente arrivano velocemente fino in Cina. Per questo gli stessi media cinesi hanno già subito un “processo di globalizzazione”. I media occidentali hanno influenzato in maniera diretta soltanto quelle poche donne cinesi in grado di capire e leggere lingue straniere. La maggior parte delle persone, invece, ha subito l’influsso dell’Occidente attraverso i mezzi di comunicazioni cinesi. Per esempio, i film e la musica pop occidentale, la presentazione delle collezioni di moda, la pubblicazione dell’edizioni cinesi di Elle e Vogue, così come le pubblicità di cosmetici e prodotti di bellezza, stanno tutti riplasmando gli standard e i criteri del gusto estetico femminile in Cina.

Per questo, le donne che oggi vediamo camminare per strada nelle grandi città cinesi (come Pechino, Shanghai e Canton) non sono poi molto diverse da quelle di qualsiasi altra parte del mondo. In quanto provenienti da un paese in via di sviluppo, le donne cinesi hanno bisogno, attraverso il proprio comportamento, di cambiare la “vecchia immagine” con la quale venivano viste dagli altri Paesi e di mostrarsi al resto del mondo come “moderne” e “internazionali”. Per loro è ormai abbastanza facile accettare i messaggi propagati dai paesi sviluppati.

Si può ancora rintracciare un certo gusto per la bellezza tradizionale cinese?

I canoni estetici tradizionali della femminilità cinese sono stati stabiliti dagli uomini. Per esempio gli uomini ritenevano che una donna per essere bella dovesse avere “piedi di loto”, così le donne non potevano fare altro che fasciarli; credevano che fosse essenziale avere una bocca piccola, così le donne la tenevano contratta per farla sembrare più piccola; amavano la bellezza “nascosta” e così le donne si coprivano parte del volto utilizzando ventagli. Le sopracciglia “come foglie di salice”, il volto ovale e le labbra come ciliege sono tutte caratteristiche proprie di parametri estetici tradizionali: bocca, piedi e viso grandi rendevano una donna poco gradevole. In poche parole, tutto doveva essere piccolo perché riuscisse a stuzzicare l’uomo. Tutti questi standard ormai non sono più validi, e più una città è di grande dimensioni, più questi canoni vengono rifiutati e osteggiati; più un villaggio è lontano e isolato, più questi parametri antiquati riscuotono apprezzamento. Una cosa, d’altra parte, non è cambiata: il linguaggio allusivo. Le donne ancora non amano esprimere apertamente quello che pensano, e sopratutto, quando si parla di “passioni”, preferiscono nascondersi. Se una ragazza ha un carattere particolarmente estroverso e manifesta troppo esplicitamente le proprie “passioni” viene considerata inopportuna. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore, si può dire vi siano parametri diversificati. A volte anche la “bruttezza” può rivelarsi un’arma vincente per le donne, come nel caso di “Sister Furong”.


Qual’è il ruolo ricoperto dai media (nazionali e non) nel processo di trasformazione degli standard estetici in Cina?

Nella cultura tradizionale cinese, il corpo delle donne era assente. Piuttosto veniva inteso come un oggetto in una cultura sostanzialmente maschile. Nelle poesie le donne si trasformavano in “fiori e piante”, in “api” o “fine giada”. Adesso invece accade l’esatto contrario: il corpo femminile è veramente ovunque. Foto di ragazze riempiono le riviste, gli spot pubblicitari si avvalgono di modelle, giovani donne in abiti succinti posano accanto ad automobili e così via. Oggi la Cina è diventata uguale all’America. Il consumo del corpo femminile non è diverso da quello di un prodotto commerciale, e si realizza nella connessione con un “desiderio”. Ma la presenza ossessionante del corpo femminile è l’effetto di un’influenza esterna. Questo ha anche influito sul comportamento delle ragazze. In un certo senso per loro è un po’ come una liberazione dalla cultura antica, anche se oggi sono schiave della “business culture”. In ogni cosa ci sono sempre vantaggi e svantaggi, è difficile che sia tutto perfetto.

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