India, il genocidio femminile paragonabile all’Olocausto

Percepivo la violenza con la mente di una bambina. Non con la consapevolezza che ho ora. Se mai avessi avuto un dubbio, avrei detto quello che dicono tutte le ragazze e le donne in India: che queste cose accadono in tutto il mondo. Il messaggio era che le donne dovessero accettare la violenza e imparare a convivere con essa, come se fosse stato ‘normale’.

Rita Banerji giornalista e attivista di genere

Aveva 18 anni Rita Banerji quando ha lasciato la sua terra, l’India, per trasferirsi negli Stati Uniti. Ha frequentato il college e la George Washington University, specializzandosi nei campi dell’Ecologia e dell’Antropologia culturale. Oggi è una scrittrice, una fotografa ma, soprattutto, è un’attivista di genere. È tornata a vivere in India, a Calcutta, e da qui, ogni giorno, combatte la lotta alla violenza contro le donne.

La spensieratezza dei 18 anni può non farti cogliere le piccole sfumature che a volte rendono drammatico l’essere donna. “Ogni giorno si sentono o si leggono notizie di uccisioni di bambine, di giovani donne per la loro dote o di ‘streghe’. E diventa in qualche modo ‘normalizzato’ nella nostra testa!”. È stato il rientro in India in età adulta a farle scoprire i contorni netti di quello che, ormai, è stato definito un fenomeno: il femminicidio.

“Mentre raccoglievo i dati per il mio libro (Sex and Power: Defining History, Shaping Societies, pubblicato da Penguin nel 2009), per la prima volta mi ha colpito

"Sesso e potere". Il primo libro di Rita Banerji

la scala della violenza e il fatto che non si tratta solo di incidenti casuali, ma si tratta di una forma sistematica di violenza indirizzata a sterminare milioni di donne. È stato così come per l’antisemitismo: quando è stato istituzionalizzato e ‘normalizzato’ nella testa delle persone, in Europa sono stati sterminati milioni di ebrei”.

Il genocidio degli ebrei ha causato 6 milioni di morti, in India, ad oggi, “sono state sterminate 50 milioni di donne”. E “The 50 million missing” è il nome della campagna globale, ideata da Rita nel 2006, per riconoscere e fermare questo genocidio. Sono due gli obiettivi primari:

1) continuare ad aumentare la consapevolezza globale sul genocidio femminile in corso in India attraverso notizie, informazioni e discussioni sul blog;

Campagna globale contro la violenza sulle donne

2) costruire una forte lobby pubblica che, attraverso una petizione, richieda responsabilità ufficiali e azioni da parte del governo e degli organismi internazionali per i diritti umani.

“Vogliamo tolleranza zero per la violenza sulle donne e la rigorosa applicazione delle leggi esistenti. Per questo la petizione è stata tradotta in 11 lingue indiane ed europee”. La risposta della rete è stata molto positiva. La campagna viaggia dai blog ai social network, come Facebook e Twitter, e ha già raggiunto più di mezzo milione di sostenitori in tutto il mondo.

Un dato importante se si considera che l’India, una democrazia stabile da oltre 60 anni, è ancora molto indietro nel rispetto dei diritti umani. “A livello mondiale l’India è oggi il quarto paese più pericoloso per le donne dopo l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo e il Pakistan che, però, sono in uno stato di guerra civile”. E a volte anche l’istruzione e l’indipendenza diventano un’arma a doppio taglio. Le ragazze possono lasciare le famiglie d’origine per studiare, viaggiare o lavorare e possono scegliere di vivere da sole, ma spesso “sono proprio questi fattori che le rendono anche più fragili e vulnerabili di fronte alla violenza sessuale da parte degli uomini”.

Nel 2012 a Nuova Delhi sono stati registrati 660 casi di stupro, in realtà il numero è molto più alto se si tengono in considerazione tutte le donne che non hanno avuto il coraggio di denunciare il proprio aggressore. La violenza sulle donne in India risente di un forte retaggio culturale, ma “i governi apatici e corrotti, i sistemi politicizzati della giustizia e dei tribunali misogini, e le forze di polizia aiutano effettivamente il sistema culturale a sostenere la violenza”. Spesso sono le stesse forze dell’ordine ad abusare delle donne vittime di stupri. E gli stupratori diventano persone da proteggere se appartengono a un gruppo politico o se hanno l’appoggio di un gruppo di potere.

“La polizia e il governo indiano stanno facendo tutto il possibile per non combattere la violenza su donne e bambine in India, non sentono alcuna responsabilità morale o legale di adottare misure forti o progressive contro la violenza. È una società civile impostata per il crimine contro le donne”. Il primo passo, il più importante, potrebbe essere la creazione di un sistema di leggi per la protezione delle vittime, che attualmente è inesistente.

“Negli ultimi anni sono state fatte nuove leggi, apparentemente per proteggere le donne, ma se la polizia, i tribunali e i governi sono corrotti, le leggi non sono di alcuna utilità”. I tribunali, ancora oggi, consentono allo stupratore di poter sposare la donna vittima di violenza, così da non dover pagare la multa. Ci sono politici, in carcere per reati di stupro o di omicidio, che, restando al servizio del governo, hanno la facoltà di uscire di prigione per presentarsi in Parlamento.

“Probabilmente in India, i mezzi di comunicazione hanno giocato un ruolo più utile, rispetto alla polizia e ai tribunali, nell’attirare l’attenzione del pubblico sulla condizione delle vittime!”. Ma la maggior parte dei media internazionali è stata spesso “cortese e attenta” verso il governo indiano nel raccontare ciò che accade nel paese, “dal momento che i governi dei media stranieri sono interessati a fare affari con l’India, sfruttando la manodopera a basso costo e i grandi mercati”.

In tutto il mondo non c’è un paese realmente sicuro per le donne. Quello che Rita Banerji, alla fine di una lunga intervista, vuole farmi capire è che ovunque possono esserci forme di misoginia e violenze contro le donne, ma in nessun altro paese si può parlare di genocidio femminile, se non in India. Così come in tanti stati, compresi gli Stati Uniti, si sono registrate forme di antisemitismo e discriminazione verso gli ebrei, ma di certo non si può parlare di genocidio ebraico. I due aspetti non sono nemmeno lontanamente paragonabili. Forse un analogia si può tracciare tra l’Olocausto e il femminicidio in India: “furono 6 milioni gli ebrei uccisi in Europa, sono 50 milioni le donne annientate in India e il loro numero continua a crescere. È importante per il mondo si svegli adesso”.

1 commento

  1. michelangelo michelangelo
    2 giugno 2014    

    ce troppa amarezza in tutto cio che nessuno riesce a fermare il genocidio ,

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