Donne e potere: la maledizione cinese

Donne che cambiano la Cina, donne che avvertono ancora il peso di un società sessista poco generosa nei loro confronti. Se nel mondo degli affari le quote rosa sono in netto aumento, in politica la presenza femminile è scesa sotto la soglia registrata all’epoca di Mao Zedong. Dopo la storia della businesswoman Zhang Yin, per la rubrica “Dove eravamo” presentiamo la futura ‘first lady’ cinese: Peng Liyuan

Chi dice donna dice danno. Il vecchio adagio sembra avere una tradizione particolarmente consolidata oltre la Grande Muraglia. E nonostante i tentativi di Mao Zedong di riconoscere pari dignità all”altra metà del Cielo’, la figura femminile continua a scontare il peso di stereotipi secolari. Così nella Cina del turbo-capitalismo le donne siedono al timone di società multimiliardarie, scalano la classifica di Forbes tallonando i super ricchi in pantaloni, ma faticano ad entrare nell’agone politico.

Il Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese, che tra l’8 e il 14 novembre ha delineato il nuovo assetto del potere, si è concluso con un’altra sconfitta al femminile. Liu Yandong, unica donna tra i 25 del Politburo e data tra i papabili sette del Comitato permanete del Politburo, il gotha cinese, non ce l’ha fatta. In odore di nomina a vicepremier, tuttavia, Liu è adesso affiancata da Sun Chunlan – recentemente promossa segretario del Partito di Tianjin- seconda donna a sedere nell’Ufficio politico del Pcc, mai così ‘ricco’ di quote rosa dai tempi della Rivoluzione culturale.

Il Sancta Sanctorum del potere continua a rimanere off limits per le donne dal 1949, tanto che nemmeno Wu Yi, membro del Politburo, vicepremier negli anni ’80 e madrina dell’ingresso del Dragone nella Wto, riuscì mai ad accedervi. Neanche facendo leva sulla sua vicinanza all’ex Premier Zhu Rongji.

Secondo un articolo pubblicato da Bloomberg il 20 novembre, la presenza femminile nel Pcc è calata rispetto a quando, quattro decenni fa, Mao e l’allora presidente americano Nixon si strinsero la mano. Dal 2005, anno in cui Wu Yi lasciò il ministero della Salute, i dicasteri sono tutti presieduti da uomini. In sessant’anni di comunismo soltanto sei donne sono riuscite a diventare governatrici o capi del Partito a livello provinciale. Nel Comitato Centrale (CC) uscente appena 13 dei 205 membri appartenevano al gentil sesso (nel nuovo CC le quote rosa sono del 4,9%, in calo rispetto al 7,6% del 1969, anno in cui entrò in carica Nixon), mentre tra i 2268 delegati del Congresso solo 521 erano donne. Anchorwoman, calligrafe, cantanti, ma anche soldatesse e operaie; a giudicare da quanto apparso sul sito del Quotidiano del Popolo le delegate -molte delle quali appartenenti a minoranze etniche- hanno contribuito al consesso ‘rosso’ più che altro per il loro aspetto. Foto in abiti esotici hanno fatto la loro comparsa sul principale quotidiano di Partito in una slideshow dal titolo eloquente: “Beautiful Scenery from the 18th Party Congress“. Ma non solo. La stampa ufficiale ha anche eletto la ‘mamma-delegato’ e la ‘maestra-delegato’ più belle (‘dentro’), titoli che sono andati a Wu Juping, balzata agli onori della cronaca per essere riuscita ad afferrare una bambina di 2 anni precipitato da un edificio, e Zhang Lili, divenuta un’eroina dopo aver perso le gambe in un incidente stradale, mentre cercava di salvare alcuni bambini.

Ma, messe da parte le note di colore, ora che il “grande Diciottesimo” si è concluso tutti gli occhi sono puntati su di lei: Peng Liyuan, la consorte del neo Segretario generale del Partito Xi Jinping, che a marzo succederà a Hu Jintao come Presidente della Repubblica popolare. Dotato di una scioltezza da far invidia al suo ingessato predecessore, Xi si è già conquistato i cuori del cittadini con un discorso disinvolto che ha affascinato il pubblico tv e la rete. E se adesso il nuovo “imperatore” è in cerca di popolarità, sicuramente ha un’arma in più a disposizione: la sua coloratissima moglie.

49 anni, Peng è una delle principali star del Regno di Mezzo. Ex cantante folk dell’Esercito popolare di liberazione -di cui è anche General Maggiore- ha partecipato regolarmente al variety trasmesso dalla CCTV in occasione del Capodanno cinese, New Year Gala, uno dei programmi più visti in Cina da oltre venti anni. Tanto nota da rischiare di oscurare il marito che, durante la sua ultima visita negli Usa da vicepresidente, preferì lasciarla a casa. Ma adesso la stella dello Shandong, per i nati negli anni ’80-’90 l’eterna ragazza sexy della porta accanto, dovrà cambiare look e indossare i panni della firts lady. La domanda è: lo farà davvero? La storia recente suggerirebbe di no.

Dopo la controversa moglie di Mao, tutte le consorti dei leader cinesi hanno mantenuto un profilo basso, così che, in Cina, molti non ne conoscono nemmeno il nome. Non hanno rivestito alcun ruolo nella politica interna, e sono apparse raramente al fianco dei mariti nei loro viaggi all’estero, impegnandosi di rado in attività filantropiche e culturali, come sono, invece, solite fare le first lady durante le visite di stato. Colpa del sistema politico, dicono gli esperti. Non siamo in America, non ci sono presidenziali all’ultimo sangue o campagne elettorali estenuanti. I dirigenti cinesi non vengono eletti dal voto popolare e pertanto risulta superfluo tutto quel corollario di sorrisi smaglianti e famiglie felici di cui si servono i politici sull’altra sponda del Pacifico per accattivarsi l’opinione pubblica. Nell’ex Impero Celeste le mogli dei “timonieri” vivono, per lo più, all’ombra dei mariti.

Ma, in realtà, a pesare è sopratutto il retaggio di una tradizione che nel binomio donne-potere scorge, ancora, un’alchimia diabolica e nefasta. Convinzione, questa, rafforzata dal recente caso Bo Xilai, ex nastro nascente della politica cinese caduto in disgrazia a causa del coinvolgimento della moglie Gu Kailai nell’omicidio di un uomo d’affari britannico.

“E’ un’idea che risale all’epoca dell’Imperatrice Vedova (che regnò per gli ultimi 47 anni della dinastia Qing): la gente pensa che se viene dato potere ad una donna ci saranno certamente dei problemi” spiega a The National Zhang Lijia, scrittrice e commentatrice sociale di Pechino “ci sono ancora persone che credono che Jiang Qing, la moglie di Mao, sia l’unica responsabile della Rivoluzione culturale.” Ma a differenza delle consorti ‘storiche’, Peng non deve la propria popolarità al marito, un semi-sconosciuto quando nel 2008 il mondo capì chi sarebbe diventato. Così che adesso alla domanda “Chi è Xi Jinping?” spesso si risponde ancora con ironia “Oh certo, è il marito di Peng Liyuan”.

Eppure, rispetto al passato, la star del folk ha ridotto drasticamente le sue apparizioni pubbliche; niente più esibizioni per il Nuovo Anno e quando, ancora, lo fa si presenta in divisa piuttosto che in vistosi abiti da ballo. I censori hanno pensato al resto, eliminando dal web le sue prime interviste e bloccandone il nome; un destino comune a tutte le “first lady” cinesi. Peng -che è anche politicamente attiva come membro dell’XI Comitato nazionale della Conferenza politica consultiva del popolo cinese- negli ultimi anni si è impegnata in progetti filantropici e campagne sanitarie governative. Nel 2011 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà su Hiv e tubercolosi per l’Organizzazione mondiale della sanità e, all’inizio di quest’anno, ha affiancato il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, in una battaglia anti-fumo su scala globale. Incarichi quanto mai impegnativi considerata la sensibilità politica che li circonda da quando, negli anni ’90, il Premier entrante Li Keqiang -al tempo governatore dello Henan- gestì goffamente lo scandalo del sangue infetto esploso sotto il suo predecessore. Un’epidemia di Aids che costò la vita a milioni di persone nella sola provincia. “Per stare sicura, solitamente (Peng) descrive il suo coinvolgimento nell’Hiv come un obbligo di madre, figura pubblica e ruolo modello” ha commentato Johanna Hood, assegnista di ricerca presso l’Australian National University, che ha studiato il lavoro portato avanti da Peng nella sanità pubblica.

D’altra parte, non è nemmeno da escludere che Xi e il Partito le permetteranno di portare avanti le sue attività filantropiche e persino di costruirsi un ruolo da ‘first lady’, ipotizza The National. Avere al fianco una moglie che parla fluentemente inglese consentirà al nuovo leader di ritagliarsi un’immagine più moderna, al passo con le ambizioni di una Cina che studia da superpotenza. Non solo economica, ma anche ‘culturale’. E allora -scherza Jean-Pierre Cabestan, professore di scienze politiche alla Hong Kong Baptist University- “Peng potrebbe essere d’aiuto a Xi con il suo profilo internazionale. Ovviamente lui non ha intenzione di convincerla a fare il giro del mondo cantando, ma sicuramente brillerebbe durante le cene alla Casa Bianca”.


Nessun commento ancora

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *